UNA VOLTA NELLA VITA

Quando un pezzo di storia si ritaglia uno spazio importante. Si sa che i liceali sono quel genere umano disconnesso, ribelle, alternativo, spensierato ma ci si dimentica che anche loro hanno qualcosa di grande da dire, far vedere, da far maturare, quel qualcosa che se saputo far germogliare come si deve sarà la loro essenza per la vita. Se una pianta ha bisogno dell’acqua per crescere, per diventare bella, per i ragazzi la loro acqua sono la famiglia, i genitori, gli amici e anche quelle figure che in una stanza arredata da una ventina di banchi cercano ogni giorno di darli qualche insegnamento utile per la loro vita futura: gli insegnanti. In “Una volta nella vita”, questo è il titolo del film in lingua italiana, protagonista è una classe multiculturale guidata da un’insegnante che combatte per loro, che non si arrende di fronte all’ormai delusione del corpo docente restante riguardo al poco impegno dimostrato dagli alunni di quella classe.
La donna ha un’idea: la classe parteciperà ad un concorso. Ecco che la forza dell’unione, della multietnicità, della cultura, del sapere sarà vincente. Il tema del concorso metterà a dura prova ragazzi ed adulti. Il tema dell’olocausto fin dalla sua origine porta con sé emozioni troppo grandi per chiunque quindi figuriamoci per dei liceali che ne sanno poco o niente ma che grazie a loro stessi e a figure di riferimento riescono a portare a termine il loro progetto in grande.

Pellicola perfettamente riuscita. Il suo punto di forza consiste nell’essere una storia vera e nel riuscire ad incastrare un tema così spigoloso ad un clima che risulta essere “pacifico”, disteso anche se attraversando diversi momenti di tensione.
Prova attoriale di tutto il cast (professoressa e alunni) riuscita e di forte impatto.

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