TITO E GLI ALIENI

Quanto può essere intenso, disturbante ed insuperabile il dolore per la morte di una persona cara? Ognuno di noi nel corso della vita ha dovuto dire addio ad un parente, un amico o ad un partner. Quando ne veniamo colpiti nasce in noi una sensazione di vuoto, di paura, di solitudine. Un dolore che solo col tempo si assorbe e si supera per continuare a vivere nella maniera più serena possibile la nostra vita. Ma cosa succede prima che il lutto venga superato? La dimensione di trapasso ognuno la elabora diversamente in base al proprio sentire. C’è chi come il protagonista di questo film si rintana in se stesso, lontano da tutti, in uno spazio tutto suo e fa del suo lavoro un’arma per riavere, o meglio sentire più vicina, la moglie defunta.
Ma il dolore non ha età. Anche il nipote del protagonista deve fare i conti con la perdita di entrambi i genitori. Da una parte un Uomo Grande che sembra essere ritornato bambino distaccandosi dalla realtà e dall’altra parte un Piccolo Uomo che riporta lo zio alla realtà chiedendogli aiuto. Le due figure maschili sono uno la spalla dell’altro mentre quelle femminili, la sorella maggiore del bambino nonché nipote anch’essa dello scienziato e l’amica del protagonista, fanno da collanti. Le due donne sono le figure più forti, coloro che proteggono e svegliano dai loro incubi e sogni i maschi feriti. Valerio Mastandrea si cala perfettamente nelle vesti dello scienziato nostalgico, ombroso, rude ma con un cuore grande. Bravissimi anche i due interpreti più giovani. Tecnicamente ed emotivamente un prodotto riuscito. Un film che parla di un reale sentire condivisibile da tutti: il dolore che provoca in noi la morte. Soggetto trattato brillantemente dalla regista Paola Randi in chiave romantica e fantastica. Lo spazio può darci le risposte che cerchiamo? La risposta è dentro noi ma se fosse nello spazio andate a guardare il film!

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