TAXI TEHERAN

80 minuti che parlano di cinema. Il regista Jafar Panahi come Brian de Palma, regista di “Redacted”, più che far parlare i suoi personaggi decide che siano i mezzi di comunicazione a raccontarci qualcosa. I soldati al fronte comunicavano con le loro famiglie tramite skype, giravano video amatoriali nei loro momenti di svago di camerata ma anche durante attimi di terrore. Salazar di De Palma non si allontana quasi mai dalla sua telecamera, occhio indiscreto che filma tutta la crudezza di una guerra. Panahi stesso guida un taxi per le strade di Teheran sul quale sembra quasi sia installata una telecamera frontale che riprende tutto quello che accade dentro e fuori al mezzo di trasporto. Oltre alla telecamera “nascosta” la fanno da padrone anche un cellulare che risulta essere il registratore delle ultime parole di un uomo in fin di vita che lascia il suo testamento e una macchina fotografica che la nipote del protagonista usa con leggerezza ma allo stesso tempo è testimone della vita che ruota attorno al regista e della condizione politica del paese. Incontri e scontri. Discussioni scherzose ma anche trattamento di temi scottanti. Suoni dietetici ed extradiegetici, riprese fisse quasi immobili, il reale che si confonde con la finzione e viceversa.

Struttura della pellicola apparentemente semplice e senza copione ma che invece cela grande autenticità. Recitazione di tutti gli attori
impeccabile nella loro semplicità, una nota particolare alle figure della bambina e delle due vecchiette in preda ad attuare una pazza missione.

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