SULLA MIA PELLE

Un film che non è un film. Se non fosse che dietro a manovrare tutto ci fosse un regista, degli attori che ci mettono la faccia e una colonna sonora quasi del tutto assente sembrerebbe di trovarsi davanti ad un documentario, ad una presa diretta. Il caso Stefano Cucchi, qui interpretato da Alessandro Borghi, è e rimarrà per sempre una ferita umana, l’emblema di quello che non vorremmo mai accadesse a nessuno, parte integrante delle nostre più grandi paure, un caso cha ha scosso l’intera nazione. Non ci sono molte parole per descrivere questa pellicola. Rimani senza parole, agghiacciato, disgustato e impaurito. Abbiamo tanti problemi da affrontare ogni giorno nelle nostre attività quotidiane e in generale il nostro Paese deve ancora rialzarsi economicamente e politicamente parlando. Ma è possibile oggi avere paura anche di coloro che dovrebbero essere al di sopra di tutto e tutti, dalla tua parte, di coloro che dovrebbero lottare contro il male e difenderci dalle ingiustizie? La psicologia umana è altamente complessa, particolare, difficile da captare e alcune persone fanno leva sulle debolezze altrui per schiacciarle, per manifestare la propria potenza. Ne esce un mondo immerso nella paura e nell’insoddisfazione. Un gioco di ruoli al massacro. Il Silenzio è uno dei protagonisti. Solo lui sa realmente cosa pensa Cucchi al momento dell’arresto, seduto davanti al giudice durante il processo e nel corso della sua detenzione.
Tecnicamente non ci si può pronunciare.
Alessandro Borghi magistrale. Dimagrito tantissimo per riprodurre al meglio la versione più realistica possibile di Cucchi. Impeccabile nelle movenze, nel tono di voce, nello sguardo.

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