SANGUE DEL MIO SANGUE

La prima impressione: un pasticcio. Film assolutamente non immediato. Visionando il film lo spettatore sembra smarrito come se la chiave della comprensione si fosse persa e pian piano lo spettatore cerca di mettere tutti i pezzetti del puzzle al posto giusto, cerca di entrare nella testa del regista. Comprendere quello che Bellocchio voglia dire è infatti un arduo compito lasciato al povero spettatore che almeno all’inizio non sa dove sbattere la testa. Scena dopo scena però tutto comincia a prendere forma, se pur astratta. Vengono lanciati dei messaggi che se collegati cominciano ad assumere un significato. Il quadro di una società lasciata allo sbando, non guidata come si deve, fatta di cose dette e non dette, di scelte politicamente giuste e di scelte moralmente sbagliate. Differenza tra passato e presente non sembra quasi esserci e questo forse ce lo testimonia anche lo stesso regista grazie alla scelta di tenere più o meno gli stessi attori in entrambi gli scenari temporali. Una continua lotta che sembra non cessare mai. Una società che non sa stare mai tranquilla e tutti gli eventi esterni ed interni fanno in modo che questo andamento non abbia mai fine. Ogni cosa non finisce. Ogni cosa ricomincia come se non avessimo imparato nulla dall’episodio precedente.

Enigmatico. Angoscioso. Interrogativo. Spiazzante.

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