L’ATTESA

Lo spettatore non è all’oscuro di niente. Il titolo stesso ci mette al corrente di quello che ci aspetta e già le prime scene ci avvisano che non c’è nulla e nessuno da attendere. Tutto si è già consumato. Non ci resta che assecondare le scelte della protagonista da complici involontari. “Essere un genitore è il mestiere più difficile che possa esistere”. Quante volte abbiamo sentito queste parole da parte di parenti, amici, conoscenti che pian piano diventano padri e madri. Non essendo ancora diventata una madre non posso forse cogliere fino in fondo tutte le sfumature, le emozioni che vive e sente Anna. Una madre che deve “superare” la morte del proprio figlio. Il primo passo sarà quello di accettare e assorbire l’accaduto e di lasciar andare via il ragazzo lontano da lei. Potrà fare tutto questo qualora riuscisse a confessare alla fidanzata del figlio la perdita di quest’ultimo, ignara per tutta la pellicola della verità.

Un film quasi privo di sceneggiatura, ricco di una colonna sonora davvero incredibile. Alcune musiche sembrano quasi seguire il nostro battito cardiaco o viceversa è il nostro cuore che rimbomba a tempo di musica. Effetti sonori che ti fanno entrare nel pezzo, che riescono appieno a trasmettere l’angoscia, la disperazione, l’ inquietudine dei protagonisti.
Ottima Juliette Binoche, capace di catturare la nostra partecipazione e “simpatia” nonostante il tema di forte impatto.

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