INSIDE OUT

Quando eravamo piccoli i nostri genitori ci portavano ogni tanto con loro al cinema. Noi non facevamo altro che sbuffare, annoiarci e chiedere “quanto manca?” senza però ottenere una risposta sensata e soprattutto veritiera. Arrivava però la nostra rivincita. Convincevamo o meglio obbligavamo di portarci a vedere i nostri amatissimi cartoni animati sul grande schermo e noi eravamo felici così. I tempi sono cambiati ma nemmeno eccessivamente. Ci sono ancora bambini che chiedono di andare al cinema ma oggi sono anche gli adulti che ogni tanto scelgono di andare a “divertirsi” a vedere un cartone. Questo succede perché molto spesso recentemente sembra essere nato un nuovo genere cinematografico: il cartone animato serio, impegnato. Pellicole che superficialmente sembrano essere leggere e scherzose ma che in fondo racchiudono significati più profondi. Questo per esempio é il caso di “Inside out”. Piccoli “pupazetti” colorati che saltano da tutte le parti che però ci lanciano anche un messaggio. Non serve essere sempre sul pezzo, per forza felici ma anche le difficoltà, i momenti più tristi servono perché qualora si verificassero ci tireranno fuori la forza per ricominciare, il coraggio per superare l’ostacolo.

Sceneggiatura molto originale ma non saputa del tutto articolare. Il film difatti sembra durare poco e ci assale l’effetto del “tutto quá? Giá finito?” Bella prima prova. Sicuramente ci sarà il sequel che sarà più energico, maggiormente carico di spunti dai quali partire. Premio simpatia a Tristezza, la vera protagonista.

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