FREAKS OUT

GENERE: Drammatico, Storico, Fantastico

PAESE: Italia

DURATA: 2 ore e 20 min

PIATTAFORMA: visto al cinema, PortoAstra (Padova)

INTERPRETI DI SPICCO: Claudio Santamaria, Giorgio Tirabassi

Roma, 1943. Fatti storici realmente esistiti amalgamati con un briciolo di fantascienza. I protagonisti di questa storia sono da una parte un gruppo di circensi romani alla disperata ricerca di un lavoro e di una vita serena, dall’altra parte c’è la storia segnata dalla seconda guerra mondiale che vede al potere distruggenti dittature. Roma e i romani sono assediati. Tra di loro ci sono Fulvio, l’uomo orso; Matilde, la ragazza elettrica; Cencio, il ragazzo che domina gli insetti; Mario, la calamita umana e Israel che è la loro guida, che ha visto in ognuno di loro qualcosa di speciale e che li apprezza per quello che sono. Un gruppo di amici che formano una vera e propria famiglia. Una famiglia fuori dagli schemi ma unita nel profondo. I loro equilibri però vengono stravolti. La guerra li separa ma alla fine li farà anche riunire. A causa di una serie di avvenimenti pian piano il gruppo si divide, si allontana l’uno dall’altro. Cercando disperatamente di ricongiungersi prendono via altrettanti eventi. Finiranno per rincontrarsi tutti insieme al Berlin Zirkus, un enorme capannone circense guidato da Franz, un pianista tedesco divorato da se stesso, dalla sua famiglia e dalla storia. Franz si trova in un vortice di pazzia che gli fa credere di vedere il futuro. Inoltre l’uomo è convinto che il suo Paese potrà essere salvato grazie a quattro sconosciuti salvatori e per trovarli continua a torturare tutti i freaks della zona. Riusciranno i nostri protagonisti romani a salvarsi dalle grinfie tedesche? Riuscirà Franz a trovare la sua via di fuga? Effetti speciali che fanno strizzare l’occhio allo spettatore inizialmente non del tutto convinto della loro presenza ma che viene letteralmente travolto dal turbinio di emozioni suscitate dagli stessi. Stile cinematografico chiaramente simile alla precedente opera dello stesso regista. Stiamo parlando di “Lo chiamavano Jeeg Robot” che vede un uomo ordinario diventare straordinario o meglio un super eroe. Qui invece ci troviamo davanti ad una pellicola che mette in primo piano la straordinarietà dei personaggi ma che nel profondo sono persone come tutti gli altri: essere umani con le proprie debolezze, che hanno paura di rimanere da soli e di restare incastrati una realtà ingiusta. Un cast intoccabile, costituito da attori molto rilevanti nel panorama italiano e da attori che hanno iniziato recentemente ad affermarsi sempre più. Giorgio Tirabassi nelle vesti di Israel; Claudio Santamaria è Fulvio; Aurora Giovinazzo è Matilde; Pietro Castellitto è Cencio; Giancarlo Martini è Mario e Mazzotta è Il Gobbo partigiano.

In particolare merita un focus speciale Franz Rogowski che straordinariamente cade nelle vesti di Franz. Anche se si tratta di un personaggio totalmente negativo in quanto nazista e affamato di fama con un senso di inadeguatezza nei confronti di suo fratello che diversamente da lui nella vita è riuscito ad essere qualcuno, riesce ad avvicinare al suo personaggio il pubblico. Lo spettatore infatti non è del tutto disgustato nei confronti del pianista maledetto ma vive con lui la sua divorante incapacità di affermazione. 

Scenografie grandiosamente travolgenti. Colonna sonora altrettanto intima e accattivante.

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