AL DI LA DELLE MONTAGNE

“Al di là delle montagne” non è nient’altro che una sorta di documentario del trascorrere reale della vita. Tre archi temporali all’interno dei quali viene tracciata la vita di una famiglia e dei personaggi che ruotano attorno ad essa. Se nella prima parte il tema principale è il triangolo amoroso di due ragazzi e una ragazza risoltosi poi per forza di cose, le altre due parti restanti hanno come nucleo centrale invece il rapporto tra genitori e figli in particolar modo viene messo in un lece il difficile rapporto che si instaura tra una madre e un figlio dal quale ha dovuto separarsi fin dalla tenera età e dello stesso figlio con il padre con il quale invece ha sempre vissuto ma paradossalmente tra loro è sempre esistita una grande distanza. Ognuno di noi che lo ammetta o non lo faccia ha bisogno di sapere che esiste un legame viscerale che non potrà mai e poi mai spezzarsi, la forza di un sentimento che abbatte ogni difficoltà, ogni errore, ogni delusione. Quel bambino con tutte le sue insicurezze e mancanze è diventato un giovane uomo e un domani sarà forse un padre. Commetterà sbagli ma la sua storia e la storia della sua famiglia gli ha insegnato che il tempo non è infinito ma neppure irrecuperabile.

A livello registico ci sono alcune pecche che però a livello emozionale vengono tutte colmate. Piani sequenze significative che ti lasciano il segno, che trasmettono con forte impatto le emozioni che provano i personaggi. Si ricordano le scene del viaggio della mamma e il bambino in treno e la barriera linguistica e non solo che si è alzata tra il ragazzo e il padre. Come queste tante altre inquadrature sono meritevoli di attenzione e ricerca di intensi significati.

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