A TESTA ALTA

C’è chi ha la fortuna di nascere in una famiglia benestante che non gli fa mancare niente perlomeno materialmente. C’è chi nasce in una semplicissima famiglia senza tanti grilli per la testa ma che alla fin fine gli dà tutto quello di cui ha bisogno. C’è invece chi ha la sfortuna di nascere in una non-famiglia, da qualcuno che non ha mai avuto dentro di sé quel senso indelebile di maternità e non ha nemmeno cercato di porre le basi per creare quel legame indissolubile. Forse certe donne per via della giovane età o perché non sono stabili in quel periodo della loro vita nel quale si vedono diventare madri, si spaventano per la responsabilità e cercano di delegare il loro compito a qualcun’altro, spariscono oppure preferiscono rivestire un altro ruolo senz’altro meno impegnativo e più facile da gestire con distacco. Questo è il caso di Malony, un ragazzo difficile che con la sua crudezza, la sua apparente anaffettività si fa scudo perché ha paura di lasciarsi andare, perché non ha mai avuto nessuno che veramente gli potesse fare da guida, che farebbe di tutto per lui, per il suo bene. Durante il suo cammino però incontrerà due persone che pian piano, senza non pochi scontri, diventeranno per lui figure insostituibili. La scena che forse racchiude il senso di tutto il film è l’abbraccio che si scambiano il ragazzo e la sua assistente sociale. No è un semplice abbraccio: è riconoscenza, è paura, è amore, è maturità, è un legame che si è fatto qualcosa di potente, è la forza di andare avanti, è coraggio di cambiare.

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